
Come organizzazione e comunità di giovani medichз e professionistз della salute aderiamo allo Giornata Nazionale di Digiuno contro il Genocidio a Gaza.
Aderiamo perché convintз dell’importanza di partecipare a una iniziativa che definisca chiaramente quello che sta succedendo a Gaza in questo momento per quello che è e senza ambiguità: un genocidio, un massacro calcolato e voluto per cancellare ogni traccia di presenza, storia e identità del popolo palestinese nel suo territorio.
Aderiamo perché sappiamo come la questione sanitaria, su cui ruota la nostra attività politica e la nostra vita professionale, sia centrale nella questione palestinese: prima del 7 ottobre 2023, la salute dei palestinesi è stata usata di volta in volta come utile arma di propaganda israeliana, quando venivano concesse cure ad esempio per malattie rare infantili, sempre ben pubblicizzate e documentate, oppure, purtroppo ben più spesso, come strumento di controllo e di apartheid, negando cure croniche, rendendo difficoltoso o impossibile l’accesso ai farmaci e ostacolando l’accesso alla medicina di riproduzione.
Aderiamo perché sosteniamo la campagna di boicottaggio della multinazionale Teva e condividiamo gli obiettivi proposti dalla rete che promuove questa giornata.
Aderiamo perché crediamo nelle azioni collettive, nella solidarietà e nelle azioni politiche, mettendoci anche la faccia e il nostro corpo, se necessari.
Aderiamo per la forza simbolica del gesto, il digiuno, mentre è in corso una carestia, arma di guerra disumana e illegale, le cui conseguenze non siamo ancora in grado di calcolare, ma si preannunciano l’ennesimo disastro umanitario voluto da Israele ai danni della popolazione palestinese.
Il digiuno, centrale nella cultura levantina e nella cultura islamica, ci fa provare sul nostro corpo e sulla nostra pelle cosa provano bambinз, donne e uomini che subiscono le politiche di apartheid volute dall’occupazione israeliana, mentre “i cittadini della più grande democrazia mediorientale” festeggiano sui social mentre bloccano gli aiuti umanitari, rovesciano sacchi di farina e sequestrano cibo.
Come Chi si Cura di te? ribadiamo come gli eventi degli ultimi due anni a Gaza non siano frutto di una follia di una classe dirigente rappresentata da Netanyahu, come i media pro-sionisti ci vogliono far credere, ma siano la crudele e spietata evoluzione di politiche di discriminazione e apartheid che durano da oltre 70 anni. Come anche la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori Occupati ha documentato in un dossier di schiacciante lucidità e chiarezza, il genocidio in corso è il frutto di un sistema economico, quello dell’occupazione israeliana, basato su tecnologie di controllo, industria e personale dell’apparato bellico e sfruttamento del territorio, con coinvolgimento di industrie nazionali, multinazionali (come la Teva) ma anche Università e istituti di ricerca statali.
Parlare del genocidio in corso e chiederne giustamente la sua fine rischia di essere un esercizio di retorica se non si fa inquadrano gli ultimi più anni nel più ampio contesto storico, sociale ed economico dalla fondazione dello stato sionista, con atti di terrorismo e omicidi della popolazione a oggi, passando dalle pagine più insanguinate della storia dell’occupazione israeliana: Nakba nel ‘48 (espulsione di 700.000 palestinesi dalle loro case); occupazione nel ‘67 di Cisgiordania, Gaza, Golan e Gerusalemme e Guerra dei Sei Giorni; repressione di ogni forma di protesta e i crimini commessi dopo ogni forma di protesta durante la Prima e la Seconda Intifada, ad esempio l’attacco ingiustificato ai profughi di Jenin; le operazioni militari ai danni della popolazione civile come Operazione Piombo Fuso, 2008 – 2009, Operazione Pilastro di Difesa, 2012, e Operazione Margine Protettivo, 2014.
Come Chi si cura di te? ci dichiariamo medicз decoloniali, rifiutiamo la logica del white-saviourism e rivendichiamo come non ci appartengano parole come “apolitica”, “neutralità” e ogni altra parola che riduce la questione dell’oppressione palestinese a un conflitto tra due parti; ribadiamo, invece, la natura fortemente coloniale e profondamente razzista di quel che sta succedendo a Gaza.
Digiuniamo perché la nostra fame di giustizia sociale è una fame politica, che ha bisogno di solidarietà, ma anche di azioni, di boicottaggio di tutte le istituzioni israeliane e internazionali conniventi coinvolte nell’apartheid, comprese le formazioni politiche e culturali che legittimano il genocidio come parte dei loro interessi suprematisti e coloniali, quelle accademiche con cui il sionismo si lava la faccia in tutto il mondo passando per promotore di cultura e arte, quelle commerciali che traggono profitto dall’oppressione del popolo palestinese e quelle scientifiche, che forniscono strumenti tecnici e tecnologia come droni, sistemi di controllo, armi ecc.
